La Colombia merita un viaggio e voi meritate un viaggio in questa magica terra.

E’ l’11 Agosto del 2018 e, zaino in spalla, siamo in partenza alla scoperta di un pezzetto di mondo che ci mancava. L’America Latina.
Beh, in realtà non avremmo visitato tutto quel pezzo di continente americano ma solo una piccola e incredibile nazione, la Colombia.

Nonostante condizioni climatiche estreme che spaziano dal gelido freddo dei ghiacciai andini al torrido caldo del deserto, la temperatura è relativamente stabile tutto l’anno.
Anche le bellezze naturali da visitare variano in modo estremo, passiamo infatti dalla giungla alla savana (quella colombiana, così come la venezuelana, è diversa da quella presente nel nostro immaginario), dalla regione Andina a quella Caraibica e così via.
Vi garantisco che

un viaggio in Colombia è una scoperta continua e vi lascerà col fiato sospeso innumerevoli volte. Ci sono davvero pochi altri posti al mondo che vi ammalieranno per così tante diversità naturali.

Era un pò di tempo che volevamo andare, ma fino a qualche anno fa non era un posto molto sicuro. In tutta onestà devo dire che leggendo la guida sono partita col timore che ad ogni angolo, soprattutto nella capitale Bogotà, potessero come minimo rapinarmi (la rapina la davo per scontata). Non erano da escludere anche destini peggiori ahimè…
Insomma non sono partita a cuor leggero, ma ho deciso di viverla comunque intensamente. Poi scoprirete cosa intendo.

Partiamo con un volo AirFrance diretto a Bogotà con scalo a Parigi. Da subito ci addentriamo nel quartiere storico La Candelaria, considerato ancora oggi un quartiere assai rischioso. Ecco perché preferiamo andarci in taxi.
In realtà non abbiamo mai avuto alcun problema e anzi ci siam goduti una zona decisamente affascinante, con i suoi edifici in stile coloniale dalle più disparate tonalità. Nel quartiere ci sono diversi musei, chiese e sempre più ristoranti e alberghi gestiti da giovani che cercano di dare nuova energia al quartiere.

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Il nostro giro è partito da Plaza del Bolivar, dove abbiamo trovato una parata di carri e costumi super coinvolgenti. Vederli ballare è stata una gioia per gli occhi!
Da lì, esplorando le varie stradine, siamo poi andati a visitare il museo Botero.
Non so voi ma io adoro i suoi dipinti e le sue statue, quelle tondeggianti curve mi mettono proprio di buon umore.
Se cercate invece delle zone carine e rinomate dove cenare non perdete la Zona G, la zona Rosa e Parque 93. Tra le tante scelte, un posto un po’ fuori dagli schemi e molto gettonato è Andrès carne de res.

Un secondo quartiere che abbiamo visitato nella capitale è Usaquen.
E’ caratterizzato da uno stile coloniale, però grazie alla costruzione di vari grattacieli si è velocemente trasformato in un quartiere moderno e chic, noto per il mercato delle pulci più importante della capitale dove potete trovare anche dell’ottimo street food: churros, empanadas, arepas e obleas.

Dopo qualche giorno prendiamo un volo interno con la compagnia locale Avianca per spostarci verso Sud, a Salento.

Si tratta di un’incantevole piccola cittadina che vive grazie alla produzione del caffè.
Vi innamorerete di Calle Real, la via principale resa celebre dai suoi edifici dai mille colori assai vivaci, che vi farà giungere ai piedi di una scalinata che conduce ad Alto de la Cruz, una collina dalla quale poter ammirare la Valle de Cocora.

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Salento sarà infatti solo la base per visitare la zona cafetera e godere del panorama della Valle de Cocora. Io prediligo i paesaggi naturali alle città e questo è davvero splendido. Ci si ritrova completamente immersi in una cartolina verde con, sullo sfondo, le altissime palme della cera, le più grandi del mondo che possono raggiungere fino a 60 mt di altezza.

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La Valle si raggiunge con i Willis, dei fuoristrada che partono dalla piazza principale di Salento.
Vi consiglio di prenotare la visita appena arrivati in città. L’escursione vi prenderà quasi tutta la giornata e dal villaggio di Cocora arriva fino alla Reserva Natural Acaime.

La riserva è un posto magico, immerso in una lussureggiante vegetazione.

Nel folto della foresta avrete la possibilità di un tipico rinfresco local con un pezzo di formaggio da immergere nel te, da gustare ammirando i tantissimi colibrì. Il percorso è a tratti un pò faticoso, ma se amate la natura ne vale la pena.

Il secondo giorno ci siamo dedicati alla scoperta delle piantagioni di caffè nella fattoria El OCaso.
Qui le guide ci hanno illustrato il processo di coltivazione e trasformazione del caffè, dal raccolto dei chicchi al suo arrivo sul mercato. Abbiamo anche fatto una degustazione che ci ha permesso di assaporare caffè fatti con le più disparate metodologie. Ammetto che preferisco la nostra cara moka, ma va riconosciuto che anche il loro è ricco di sensazioni e aromi molto intensi.

A Salento abbiamo dormito all’Hotel Campestre Selva Verde. Non è in centro ma la cittadina è davvero piccolina quindi fattibilissimo. Si dorme in singoli bungalow immersi nel verde di un giardino folto ma curato. I proprietari, una coppia mista colombiana/statunitense, sono stati così gentili che ci hanno fatto sentire in famiglia.

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Dopo questa immersione nel verde, la gioia della scoperta è stata un crescendo, man mano che ci spostavamo verso sud.

Con un autobus notturno siamo arrivati a La Macarena. Il viaggio è stato un vero e proprio incubo, non tanto per il bus in sé, ma per gli innumerevoli tir che si incrociano per strada e che suonano incessantemente il clacson. Per un istante ci siam chiesti se ci trovassimo in Colombia o in India su un tuk tuk

Ovviamente c’è il vantaggio di sfruttare la notte per viaggiare e di godersi pienamente il giorno successivo per la visita di questi posti meravigliosi. Le guide generalmente sconsigliano questo mezzo, ma in realtà era comodo sia per le gambe sia per il wi-fi e il prezzo del biglietto era decisamente vantaggioso. I nostri compagni di viaggio erano sia colombiani sia backpackers da tutto il mondo.

La Macarena è famosa per Caño cristales, letteralmente canale dei cristalli. È un posto ancora poco frequentato dai turisti. Ci parlavano di circa 15.000 visitatori all’anno, perché visitabile da poco a causa del precedente presidio delle FARC.

Io non so quale magia mi abbia fatto questa meraviglia naturale, ma ne sono rimasta semplicemente incantata.

Per cogliere appieno la bellezza del luogo occorre andare tra luglio e ottobre, perché proprio in questo periodo i raggi solari compiono l’incantesimo, dipingendo il fiume con 5 colori diversi: giallo, verde, azzurro, nero ma soprattutto il rosso grazie alle piante presenti sul fondo del fiume.
È considerato uno dei fiumi più belli e particolari della Terra e il National Geographic lo ha descritto come il fiume scappato dal Paradiso. Non potete perdervelo.

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L’area visitabile del fiume è all’interno di un parco nazionale e si può accedere all’escursione di circa 12km solo accompagnati da una guida locale che vi illuminerà sul posto e sulla Colombia in generale, accertandosi che non roviniate il delicato ecosistema.

A tal fine è consigliato indossare pantaloni e maniche lunghe perché è severamente vietato usare repellenti o protezione solare che danneggerebbero la flora del luogo.
Le guide parlano tendenzialmente solo spagnolo, per avere la guida in inglese sarà necessario pagare un extra…ma non è sicuro che il “traduttore” sia effettivamente ferrato con l’inglese!

Qui abbiamo scoperto e assaggiato altre tradizioni culinarie colombiane come la colazione a base di caldo de costilla, ovvero brodo di carne e il pranzo a base di riso con pollo e platano avvolto dentro la foglia di banano.

La nostra discesa verso Sud non era però ancora finita. Con un altro volo interno abbiamo raggiunto la punta estrema nel sud della Colombia: Leticia.

Questa cittadina, che di per se non ha grandissime attrattive, è principalmente il punto di ingresso più organizzato per andare alla scoperta della Foresta e del Rio delle Amazzoni.

Quello che però assolutamente non dovrete perdervi è l’affascinante spettacolo naturale che tutti i giorni, prima del tramonto, raduna e delizia tutti gli abitanti della città e i suoi turisti di passaggio.

Migliaia di pappagalli rientrano dalla giornata passata nella giungla per rifugiarsi sui rami della piazza centrale del paese.

Non ci hanno dato una vera spiegazione per questa abitudine, ma resta un fenomeno ipnotizzante. I pappagalli infatti volteggiano senza sosta per circa un’ora, poi, proprio quando gli ultimi raggi di sole sprofondano nella volta verde della selva scendono in picchiata, all’unisono, e trovano il loro riparo per la notte fra le enormi fronde degli alberi. Per vedere al meglio questo spettacolo vi consiglio di salire verso le 17 sul campanile della chiesa che sta proprio davanti alla piazza.

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Un’altra esperienza in città, anche se quasi priva di fascino, è la possibilità di sconfinare a piedi fino al Brasile, nella città di Tabatinga. Altro non è che la prosecuzione di Leticia ma in territorio brasiliano. Si noterà subito come, attraversando il confine, tutto cambi. Il lato colombiano è tranquillo, rilassato, con poca gente e poche macchine, il lato brasiliano è chiassoso, pieno di gente e di ragazzi che, come nelle scene di alcuni film, percorrono la carreggiata in una sorta di sfilata, con gli stereo a tutto volume che fanno da colonna sonora alla vostra passeggiata.

Ma il vero motivo per cui ci ricorderemo per sempre della notte passata a Leticia é la nostra prima cena a base di piranha e insetti.

Noi abbiamo deciso di assaggiare i Mohohoi, larve di scarafaggio molto cicciotte che vivono e si nutrono del tronco della palma. Possono essere grigliate, come le
abbiamo degustate noi, o fritte, ma i locali le apprezzano anche crude … un po’ troppo per noi! Il gusto non è particolarmente intenso, sembra di mangiare un vegetale dalla consistenza un po’ gommosa. Nel complesso un’esperienza culinaria più folkloristica che gastronomica.

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Verso la foresta amazzonica

Grazie alla proprietaria del nostro alloggio abbiamo trovato due guide molto brave, una coppia di Indios. Nativi della Foresta Amazzonica, ci hanno sapientemente condotti attraverso una piccola porzione del fiume più lungo del mondo: il Rio delle Amazzoni, che attraversa Colombia, Perù e Brasile.

Ricordo chiaramente che in quel momento il cuore batteva a 1000, ero in fibrillazione perché

avevo la sensazione di vedermi dall’alto come un piccolo puntino nell’immensità della natura

e la cosa non mi spaventava anzi, mi eccitava! Non riuscivo quindi a smettere di sorridere.

Siamo così giunti al loro piccolo villaggio dove ci hanno procurato degli stivali di gomma che ci sarebbero serviti nella foresta, il polmone verde del mondo, per proteggerci da eventuali morsi di vipere e dal fango. Ci siamo addentrati per oltre tre ore nella fitta vegetazione ed è stata un’avventura nel vero senso della parola.

In quel momento ammetto che avevo molta paura ed ho pensato all’articolo di giornale che avrebbero dovuto leggere i miei genitori: “Foresta amazzonica: italiani uccisi dal morso di un’anaconda” (o uno scorpione, o una vipera…scegliete voi!).
Nonostante i potenziali risvolti tragici, è stato qualcosa di incredibile. Abbiamo camminato come equilibristi su grossi tronchi d’albero per attraversare fiumiciattoli abitati da piranha, abbiamo visto le tane delle anaconde, l’insetto stecco, le piccole scimmie locali, le tarantole. Abbiamo sentito il verso del giaguaro…che paura solo a ripensarci.

Ci siamo arrampicati sugli alberi (alcuni raggiungono anche gli 80 mt di altezza) e imparato come chiamare soccorsi dalla foresta. Abbiamo fatto amicizia con delle piante…. no non sono pazza.
Esistono delle piante che hanno la memoria, corta ma ce l’hanno. Se le sfiori, per difesa si chiudono, ma dopo 3 o 4 volte in cui continui a compiere lo stesso innocuo gesto si tranquillizzano e iniziano a fidarsi. Avrete creato un rapporto di amicizia. E se passano 10 minuti? Si sarà già dimenticata di voi.

Le notti nella foresta sono state tre, di cui la prima totalmente immersi nella natura.
Abbiamo cenato e dormito in una capanna senza elettricità né pareti, ma dotata solo di un tetto di paglia.

Ci siamo goduti il silenzio assordante della natura interrotto solo di tanto in tanto dai veri abitanti del luogo: gli animali.

La cena è stata a lume di candela e dopo l’escursione notturna ci
siamo finalmente rilassati con un profondo sonno nel bozzolo delle amache.

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Un vero letto però lo abbiamo rivisto già la notte seguente in una palafitta B&B, quando siamo giunti in un nuovo villaggio accompagnati da una nuova guida. Non sono mancate però forti emozioni anche qui.

Addentrandoci nei canali laterali del Rio abbiamo visto i rarissimi delfini rosa, i caimani, siamo andati a pesca di piranha, abbiamo visto pappagalli, tucani e tantissimi altri animali.

Stare nella natura non ha prezzo, affidatevi ai locali e tutto sarà fantastico.

Dimenticavo, se vedete qualche passante camminare con il machete non spaventatevi, è strumento di lavoro e utensile essenziale per addentrarsi nella giungla.

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Ci dirigiamo sulla costa Caraibica, a Cartagena de Indias, il cui centro storico è stato inserito dall’UNESCO nella lista dei siti del patrimonio dell’Umanità.

Ripartiamo per andare ad esplorare l’estremo opposto della Colombia anche se avremmo voluto fare una tappa sulla Costa Pacifica per fare whale watching. Purtroppo non era il periodo giusto ma in questo paradiso terrestre si può fare anche questo.

Di Cartagena de Indias rimarrete abbagliati dai colori delle case in stile coloniale, i magnifici abiti tradizionali, le piazze sempre piene di gente, i suoni latini e i balconi sempre in fiore ricchi di buganvillee.
Per alcuni aspetti ricorda alcune città cubane. Meno affascinante ma comunque interessante la penisola di Bocagrande, quartiere in veloce espansione dei ricchi cartagenos che la sera si intrattengono nei lussuosi locali di tendenza.

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Il nostro alloggio Casa del pozo Boutique Hostel era a Getsemani, la città vecchia e cuore pulsante di Cartagena. Un pò più caro della media ma molto carino. Ci sono diversi spazi comuni, un bar/ristorante e anche una piccola piscina che permettono l’interazione con gli altri viaggiatori.

Il proprietario è un ragazzo sardo che, innamorato della Colombia, ha deciso di lasciare l’Italia per tuffarsi nel paese considerato più volte il più felice al mondo forse anche per le sue spiagge paradisiache dalla sabbia bianca e il mare turchese.

Per arrivarci però occorre prendere un’imbarcazione, dal Muelle turistico o dal molo, diretta alla Islas del Rosario e a Playa Blanca. Tutta Cartagena è facilmente visitabile a piedi, il che permette di perdersi serenamente tra piazze e stradine. E’ stata la ciliegina sulla torta di questo magnifico viaggio che porterò per sempre nel cuore.

Qualche consiglio…

Se avete altri giorni a disposizione ci sono ancora tanti posti che mi sento di consigliarvi. Oltre alla costa pacifica, nota per il whale-watching, a Sud troverete sia il deserto de la Tatacoa sia le statue antiche di San Augustin. Il primo è un paesaggio di sabbia e pareti rocciose libero da inquinamento luminoso e perfetto per l’osservazione delle stelle. Le seconde sono testimonianza della cultura precolombiana e possono essere ammirate lungo sentieri che si dipanano fra cascate e canyon.

A nord, invece, a poche ora da Cartagena, si trova la Ciudad Perdida da cui si accede alla giungla e da cui si gode il panorama spettacolare della Sierra Nevada.
Infine il Parque Nacional Tayrona che vanta delle spiagge caraibiche affacciate proprio sulla giungla della Ciudad Perdida.

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